KUNG FU (Gongfu) è il termine con cui sono conosciute in occidente le arti marziali tradizionali cinesi. In realtà, da secoli in Cina sono stati usati diversi termini per definire le arti di combattimento, tra i quali sicuramente il più popolare arrivato fino ad oggi è: Wushu (arte marziale)
C’è però da dire che, nella Cina Popolare, a partire dall’avvento del comunismo (1949), quando si parla di “Wushu” si intende spesso il Wushu moderno, una disciplina sportiva che pone enfasi sull’estetica del movimento e sulla performance ginnica, più che sull’aspetto marziale e salutistico.

Non è affatto semplice tradurre fedelmente una lingua ideogrammatica, come quella cinese, in sillabica, come quelle occidentali. Non solo, tale differenza linguistica rivela in più una sostanziale differenza culturale. La parola “Kung-fu” si può tradurre con “esercizio eseguito con abilità”, oppure come “abilità, maestria”; ma per un cinese “Kung-fu” può significare semplicemente “energia e tempo” da impiegare in qualche attività. Parlando di “Kung-fu” si intende quindi, in senso esteso: “un’abilità, una maestria ottenuta in un determinato compito o lavoro raggiunta con un duro addestramento prolungato nel tempo”.

Il Wushu Gongfu è però in primo luogo un metodo di combattimento di origine cinese; per millenni, e nelle più svariate condizioni storiche e sociali, i cinesi l’hanno utilizzato per lottare, conquistare e difendersi, non di rado anche a scapito delta vita. Un’arte marziale che sia veramente tale deve fornire i mezzi per vincere in uno scontro, di qualunque tipo esso sia, fisico o mentale. E per millenni gli stessi cinesi hanno cercato il modo più efficace di pervenire a questo risultato. L’abilità degli antichi praticanti è divenuta giustamente leggendaria, a nella maggior parte dei casi il livello attuale è ben lontano da essa. Ciò non toglie che ancora oggi i vari stili tradizionali di Wushu rappresentino un metodo di combattimento di notevole efficacia. Efficacia che, tuttavia, si rivela allo studente solo dopo un periodo piuttosto lungo, variabile a seconda delle attitudini individuali, di pratica assidua.

Le tecniche di combattimento, infatti, devono essere praticate ripetutamente per innumerevoli volte, finché non entrino a far parte delle reazioni inconsce e istintive dell’allievo; solo allora non ci sarà più spazio tra l’attacco dell’avversario e la propria, precisa, reazione, perché non ci sarà bisogno di ricorrere ai lenti processi della mente razionale per pensare al da farsi. Quando sarà il corpo, e non più la mente, ad aver memorizzato le tecniche, tutto accadrà spontaneamente ed infine l’uomo diventerà il kung fu. Ecco perché si dedica molto tempo all’allenamento quasi ossessivo delle forme e delle tecniche di base, create secondo il principio della massima utilità.

Al principiante occidentale può sembrare di perdere del tempo in posizioni assurde, soprattutto se confrontate con sport da combattimento più recenti; tutte le forme e gli esercizi codificati sono solo, in realtà, chiavi di accesso a una realtà più profonda. Per costruire un castello, dicono i cinesi, ci vuole molto tempo e lavoro, ma sarà poi assai difficile da abbattere, mentre per costruire una casa ci vuole meno tempo e meno lavoro, ma essa crollerà molto più facilmente.

Le arti marziali cinesi sono state nei secoli codificate seguendo le leggi della natura e della fisica, secondo una precisa conoscenza del corpo e dello spirito umani. Questo ci porta a considerare un secondo importante aspetto delta pratica del kung fu, quello salutare. Avrebbe infatti poco senso divenire esperti nell’evitare di l’attacco di un avversario per poi auto-danneggiarsi con una pratica scorretta. Un corpo malato non può combattere.

Allenare il kung fu, secondo i principi dell’antica medicina tradizionale cinese, inoltre, è anche un ottimo modo per mantenersi in ottima salute psicofisica; parallelamente a tutti quei vantaggi che può dare qualsiasi disciplina sportiva occidentale come il condizionamento cardio-respiratorio, l’eliminazione delle tossine, il riequilibrio ormonale, benefici per l’apparato muscolo-scheletrico, miglioramento della coordinazione, ecc., l’attenzione è posta sulla cura degli aspetti respiratori ed energetici. La sensazione di benessere che si prova dopo un corretto allenamento di Wushu Kung-fu tende a stabilizzarsi, a lungo andare, nella vita quotidiana.

Così il Kung-fu è divenuto, in Cina, anche un prezioso strumento di educazione e di crescita personale. Il primo dovere di un maestro, dovrebbe essere quello educativo per aiutare i propri allievi, specialmente quelli più giovani, a divenire persone complete e migliori, proprio come farebbe coi propri figli. In Cina, infatti, era molto comune che le famiglie affidassero, a tale scopo, il proprio figlio a un maestro di Kung-fu.

Un vero maestro di kung fu, aveva conoscenze accurate in vari campi: dalla medicina cinese, alla psicologia, alla pedagogia, ma anche la fisica, la chimica (ciò che un tempo si chiamava alchimia), erboristeria e le scienze naturali, senza trascurare le belle arti e la letteratura, essenziali per un reale arricchimento e un’evoluzione dello spirito umano: molti maestri di Kung fu famosi, non a caso, sono stati anche ottimi calligrafi, pittori, poeti o musicisti.

In tradizione, secondo il pensiero confuciano, il guerriero doveva essere esperto sia di arti militari (wu) sia di letteratura (wen). Ciò non significa, comunque, che la storia del kung fu sia stata costellata solo di grandi eruditi, anzi… non era importante tanto il livello di cultura raggiunto, quanto l’attitudine e la qualità dell’animo.

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